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Cece Nero

Il cece nero è un ecotipo di cece di origini antichissime (direttamente derivante dalla domesticazione di forme spontanee di specie appartenenti al genere Cicer), da molti sconosciuto. La coltivazione del cece nero in azienda è iniziata, come per altre colture per la curiosità ed il gusto per la novità, quasi per gioco nel 2009. Dopo aver acquistato dei terreni con annesso fabbricato ed aver ritrovato pochissimi semi (non più di dieci)  di questo particolare legume all’interno di una cassapanca, ho deciso di seminarli per verificarne la germinabilità ed i possibili risultati produttivi. La semina e le meticolose cure destinate alla coltivazione di questi pochissimi e “preziosi” semi ha permesso di ottenere la prima modestissima produzione che sempre utilizzata per intero negli anni successivi ha portato a realizzare, nella scorsa annata (2013), una produzione di circa 4,5 kg di prodotto (tutto riseminato) al fine di giungere nell’anno in corso alle prime prove di commercializzazione del prodotto. Le ricerche storiche e culturali hanno di pari passo permesso di evidenziare che il cece nero aziendale proviene da un ecotipo locale in passato utilizzato dalle famiglie contadine per l’ottenimento di piccole produzioni destinate all’autoconsumo (come la maggior parte delle produzioni agricole realizzate fino all’inizio degli anni ’50) e non al mercato.Il cece nero, caratterizzato da una bassissima ed incostante produzione, è stato negli anni (soprattutto dal secondo dopoguerra in poi) soppiantato e sostituito nella coltivazione da altre varietà a seme chiaro (interessate da selezione e miglioramento genetico) sicuramente molto più produttive anche per la maggiore resistenza alle più comuni avversità. Il cece nero (Cicer arietinum L.), per i caratteri botanici, tra cui: il colore del seme e del fiore, la dimensione e le forme angolose/spigolose del seme, il portamento della pianta, la bassa produttività e l’elevata suscettibilità alle avversità ambientali, può essere ascritto al raggruppamento dei ceci “desi” (prime forme di ceci addomesticate dalle forme selvatiche e coltivate dalle quali si sarebbero originati, forse per mutazione naturale, i ceci della tipologia “Kabuli”, caratterizzati da semi più grandi a forma di testa d’ariete e di colore chiaro. La bassa statura della pianta, il portamento “semiaperto” (non eretto) non consentono la meccanizzazione delle varie operazioni colturali, pertanto, ancora oggi (come nel passato), risulta necessario l’intervento manuale per l’esecuzione delle varie pratiche agronomiche (dalla semina, alla mietitura e raccolta in covoni, fino alla trebbiatura del prodotto). Il seme di colore nero, si presenta angoloso-rugoso, richiama nell’aspetto i piccoli frammenti di pietra lavica emessi dall’Etna durante le fasi eruttive esplosive che spesso caratterizzano l’attività vulcanica del nostro “Mongibello” (come spesso viene comunemente appellato il vulcano).