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Misto di legumi

Si tratta di un misto legumi per polenta ottenuto dalla molitura a pietra di diversi tipi di legumi di esclusiva produzione aziendale curati e selezionati manualmente.

In particolare, nel rispetto dell’antica tradizione locale, il misto per polenta viene ottenuto utilizzando cicerchia, fava larga di Leonforte, cece e pisello, rispettivamente nelle proporzioni del 50, 25,20 e 5 % circa.

Prima della molitura a pietra, la fava larga ed il cece sono sottoposti ad un processo di leggera tostatura, cui segue una prima grossolana rottura con mulino a martelli (necessaria soprattutto per la fava larga date le rilevanti dimensioni) e solo successivamente vengono portati alla molitura vera e propria seguita dalla setacciatura onde ottenere un prodotto di granulometria uniforme.

Per la molitura non vengono utilizzati laminatoi metallici per evitare la “bruciatura” degli sfarinati, date le elevate temperature derivanti dall’attrito del prodotto in macinazione con le rigature metalliche dei laminatoi.

 

 

La Frascatula è un piatto tipico tradizionale dell’entroterra siciliano ormai poco usato e quasi dimenticato forse a causa del crescente benessere economico.

La pietanza si ottiene utilizzando sfarinati di legumi (a volte misti a semola di grano duro), verdure selvatiche e carni in varie proporzioni (in base ai gusti personali o a tradizioni locali).

Anticamente, piatto di tutti i giorni, era molto consumato dalle famiglie soprattutto le più povere, perchè gli ingredienti, di facile reperimento (verdure spontanee) e di basso costo (sfarinati ottenuti in piccoli mulini a pietra familiari) erano alla portata di tutti.

Notizie storico-bibliografiche ci permettono di sapere che già nell’antica Roma era di uso comune la preparazione di pietanze con l’utilizzo di sfarinati di frumento, da solo o con altri cereali o legumi, per preparare zuppe con verdure o carne, comunemente chiamate “puls” (polenta di farro), da qui, forse, il nome polenta.

L’etimologia della parola polenta non è nota, infatti, secondo alcuni potrebbe derivare dal termine “poltos” dal greco antico zuppa, secondo altri dall’utilizzazione di farine di legumi, infatti con il termine inglese “pulses” si indicano i legumi in genere

E’ da ritenere che con la dominazione romana dell’isola sia stata trasferita nella cucina siciliana la preparazione di questa pietanza.

Nel libro Storia dei Vespri Siciliani di Michele Amari, l'autore scrive che durante uno degli assedi ai francesi (1282) rifugiatisi entro le mura della città di Messina le donne siciliane alimentavano i soldati con acqua e polenta

Infatti, in varie zone dell’isola vengono utilizzati sfarinati, di varia formulazione, per la preparazione di piatti tipo polenta dai nomi più svariati.

Troviamo la “frascatula” in buona parte della Sicilia, termine che forse deriva dal francese “flasque” (molle, flaccido), la “picciotta” o piciocia” in diversi paesi dei Nebrodi (forse dal termine “pici”, cioè pece, data la consistenza del prodotto simile alla pece), in altre parti dell’isola si parla spesso di “arriminata” (o “farina arriminata”) per la modalità di preparazione del prodotto

La farina da polenta è solitamente macinata a pietra ("bramata" per la grana spesso grossa, irregolare) più o meno finemente a seconda della tradizione.

La preparazione è quanto mai varia:

le verdure coltivate (broccoletti) o selvatiche (borraggine, finocchietto, bietole, cicoria, asparagi, “mazzareddi”) vanno mondate, lavate, tagliate finemente e lessate; le carni (salsiccia, pancetta o lardo) vanno soffritte con alcuni spicchi d’aglio interi (da allontanare prima dell’aggiunta delle verdure e degli sfarinati).

Il piatto veniva consumato caldo, tipo zuppa, accompagnato da pane raffermo o crostini, la parte rimanente veniva fatta raffreddare in piatti piani o tavole di legno ben levigate (scanaturi) per essere tagliato a fette (con l’utilizzo di filo di cotone) e fritto.